Comunicare con efficacia: dono o tecnica?
Saper comunicare con efficacia è spesso considerato un dono, una prerogativa di pochi eletti cui la natura ha regalato il cromosoma istrionico. Come in ogni situazione, professionale o privata, un po’ di predisposizione ed attitudine aiutano, ma sicuramente non bastano. Quindi?
Quindi: comunicare con efficacia è frutto di tecnica, esercizio, costanza e attenzione (TECA).
La T.E.C.A. della comunicazione
Tecnica. Esistono regole e comportamenti codificati che aiutano a creare interventi, discorsi e presentazioni chiare e interessanti.
Esercizio. Per far proprie le tecniche occorre esercizio costante, così come per imparare a parlare in pubblico ed a vincere – spesso innata – paura della platea (ci sono attori e cantanti famosi che dopo anni ancora faticano a fare il primo passo verso il palco, ma una volta fuori: inizia lo show).
Costanza. Se c’è qualcosa di indiscutibile è quanto affermava già Socrate nel 400 a.C.: non si è mai finito di imparare. Ed è quanto mai vero nell’ambito della comunicazione. Cambiano i mezzi, gli strumenti, le modalità ed occorre restare aggiornati.
Attenzione. Comunicare è un processo bidirezionale che richiede attenzione. Attenzione ai segnali, ai feedback che riceviamo per tarare e modificare il processo e renderlo efficace.
I migliori discorsi “a braccio” che ho fatto sono quelli progettati e preparati fin nei minimi dettagli. Che non significa imparare il disco a memoria. Anzi, al contrario. Infatti, quando sappiamo con chiarezza cosa, a chi e perché dirlo: le parole “escono da sole”.
Ma io credo che ci sia qualcosa di altrettanto importante per “fare la differenza”: mettersi in gioco.
La forza del perché
Se qualcosa non manca nel mondo odierno sono le informazioni. Probabilmente sono anzi troppe. Al punto che spesso le evitiamo (pensiamo alle telefonate dei call center).
Dunque, come farsi ascoltare?
A mio avviso il modo migliore per distinguersi è raccontare qualcosa di sé. Esprimere il proprio pensiero, evidenziare le emozioni provate, le reazioni avute riguardo l’oggetto della comunicazione ci aiuta ad essere ascoltati. Perché veniamo percepiti come veri, reali, credibili.
Le emozioni piacciono, coinvolgono, catturano attenzione. Fanno sentire partecipi della narrazione.
Il come e il cosa sono informazioni alla portata di tutti, quello che spesso manca sono i perché. E sono quelli che devono essere oggetto della comunicazione.
D’altra parte sono proprio i perché che trascinano, che creano i movimenti di opinione, che smuovono le masse. Comunichiamo i perché (vale a dire parliamo dei bisogni, delle aspettative, dei desideri, dei sogni, … di chi ci ascolta) e saremo ascoltati, non solo uditi.
Concludendo
In sintesi, secondo me il talento innato rende certamente tutto molto più facile, perché più naturale, ma con metodo, determinazione e passione si può diventare ottimi comunicatori. A patto di aver qualcosa da comunicare 🙂


